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Domandare è lecito (?)

Oggi, 28 settembre, è trascorso esattamente un mese dalla causa intentata contro Repubblica da Berlusconi a causa delle 10 domande.
Un mese.
Dieci domande.
Fatte da un giornale.
Scritte da un giornalista.

Dalla definizione proposta dal DeMauro "giornalista = chi lavora come redattore o come collaboratore per un giornale o per un’agenzia di informazione; chi si occupa del servizio d’informazione di una radio o di una rete televisiva". E ancora "informazione = elemento o dato che permette di venire a conoscenza di qcs., notizia",
Come si viene a conoscenza di qualcosa che non si sa, se non chiedendo a chi sa? E chi più del giornalista, che è un professionista dell'informazione, ha il diritto/dovere di chiedere e avere risposta?

Scrive Ezio Mauro, il 28 agosto "E' la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. [...] Poichè è incapace di dire la verità sul 'ciarpame politico' che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l'accertamento della verità".
Insomma, Berlusconi cerca ripetutamente di soffocare ogni forma di controllo e di critica, togliendo aria a qualsiasi spazio giornalistico di indagine che sfugga al suo dominio e che possa aggredire un governo che si ritiene assoluto.
Quasi come se sollecitare delle risposte di fronte alle infinite incoerenze che caratterizzano le sue esternazioni pubbliche sia un atto diffamatorio, punibile e punito,

Non solo. In questo suo delirio (di cosa? di onnipotenza? di assolutismo?...ormai è talmente vasto e laocoontico che è difficile darne una descrizione adeguata), si scaglia anche contro le testate straniere, asserragliandosi nel suo castello di bugie e giustificazioni, e brandendo il consenso organizzato del condizionamento televisivo. Esige che l'industria dell'informazione e delle notizie si trasformi o in organizzazione del silenzio (appunto per quanto riguarda il caso delle 10 domande e di tutto il ciarpame che vi sta dietro...Minzolini vi dice nulla?) o in macchina della calunnia (si pensi al caso di Dino Boffo e del killeraggio mediatico condotto contro di lui dal Giornale).

Berlusconi parla della disinformazione, e di come essa a suo parere sia inflitta alla "Povera Italia" dai giornali e dalle loro falsificazioni. "Un brutto incubo", dice.
Le parole sono esatte. L'ordine un po' meno, ma si rimedia subito.
E' vero che i giornali e le loro falsificazioni affliggono l'Italia. E' toccato a Boffo e poi a FIni. La disinformazione organizzata e asservita al governo è ormai una ferita aperta, quasi una piaga del nostro Paese.
Ed è vero che si tratta di un brutto incubo. Perchè il Paese di sogno del Cavaliere, a cui molti cittadini hanno creduto, è degenerato in una gabbia di acciaio e menzogne per l'Italia che non si ribella al condizionamento pavloviano del consenso obbligatorio.

«La verità secondo Berlusconi? Quello che gli dà fastidio non esiste. Basta cancellare i dettagli inutili. Il dibattito giudiziario su questo tipo di pratica, se un giorno si aprirà, sarà appassionante»

Questa è la risposta del Nouvel Oservateur all'annuncio da parte di Ghedini di una possibile causa da intentare contro il giornale francese per l'articolo uscito su Berlusconi il 6 agosto.

Perdonate la ripetitività ma, davvero, talvolta alcune somiglianze sono così lampanti che non le si può proprio ignorare.

"Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall'oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l'esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata... tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto." (da La teoria e la pratica del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein; 1950)

E' pur vero però che se chi diffonde una disinformazione è colpevole e chi le crede è uno sciocco, chi la tollera è un complice.
Allora è il caso di augurarsi questo, per tutto noi: che siamo capaci di non chiudere gli occhi, dinanzi al metodo del potere che ci governa; che non ci facciamo intimorire dalla lucida aggressione e dalla diffamazione. Che continuiamo, instancabili, a proclamare ed esigere quella trasparenza che sola può interrompere questo scempio.
 
Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d'uomo.


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