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Silvio oltre lo specchio

C'era una volta, tanto tempo fa, un ometto con un grande testone, ricco e felice, che guardava sempre tutti coloro che lo circondavano elargendo enormi sorrisi.
Era anche un tipetto molto vanitoso, e ogni occasione era buona per ritoccare qua e là il suo grande faccione e il suo corto corpicino, per far sì che il grande specchio di casa gli rimandasse un'immagine soddisfacente.
Ma ben presto si accorse che per quanto ritoccasse non poteva mai stravolgere completamente il suo aspetto per renderlo conforme alle sue aspettative.
L'ometto, che si chiamava Silvio, diventò triste, amareggiato. Lo si trovava sempre più spesso seduto di fronte al grande specchio con aria sconsolata, a cercare disperatamente in quel mondo riflesso la realtà impossibile che tanto desiderava.
Me la sua tristezza non impiegò molto a trasformarsi in collera conro la realtà da questa parte dello specchio, contro i suoi cari, il suo regno e contro chi lo circondava.
Il grande sorriso che gli solcava spesso il volto assunse una piega diabolica e gli sguardi, un tempo affabili, si tramutarono in occhiate raggelanti, rivolte al mondo sempre e solo attraverso il riflesso dello specchio.
Silvio aveva avuto un'idea: se lo specchio non voleva riflettere un'immagine appropriata di lui e del mondo (che pure doveva essere lì, da qualche parte, oltre la superficie riflettente) allora avrebbe trasformato lui la realtà da questa parte dello specchio per renderla più simile al suo desiderio, al suo mondo e al suo Silvio ideale.
Tutti credettero che Silvio avesse perso la ragione. Le sue richieste si facevano sempre più assurde, le logiche a cui faceva seguire i propri ragionamenti erano palesemente illogiche, impossibili, come se ragionasse alla rovescia.
Soltanto qualcuno tra i suoi sottoposti cominciò a bisbigliare nei corridoi e negli angoli che Silvio ormai non c'era più. No, non con la testa. Non c'era proprio più. Mormoravano che il Silvio seduto nella grande camera da letto fosse solo un'immagine, un riflesso, e che il vero Silvio se ne fosse andato, fosse riuscito a coronare il suo sogno recandosi oltre lo specchio...


E così accadde che il premier più popolare del mondo, secondo i suoi stessi sondaggi amato dal 75% degli italiani, protagonista della parabola politica e personale più spettacolare della storia, l'uomo dal perenne sorriso sulle labbra, si trovò di fronte ad un'immagine di sè che non gli somigliava, che non gli piaceva, ma che non poteva cambiare perchè ormai era prigioniero del suo stesso mondo, era dentro lo specchio e non poteva più uscire.
Cameramen di fiducia, salotti amici, giornalisti prezzolati...tutto finito, perchè il palcoscenico su cui si girano le scene di oggi non ha potuto sceglierlo lui. Ce l'ha trascinato Veronica Lario, la moglie, la donna che gli sta accanto ormai da trent'anni. <E' una persona che non sta bene>. E cade il palco. Il re nudo.

Silvio non si arrende, si dibatte, strepita contro lo specchio, si accinge ad un'impresa pari ad un'arrampicata di sesto grado (sugli specchi) per rimestare di nuovo tutto e capovolgere ogni cosa a suo favore. Esige, come se fosse un principio o un diritto divino, che ciascuno di noi accetti passivamente i suoi discorsi (e i suoi silenzi). Allestisce in casa una verità su cui pretende di avere il monopolio, senza contradditorio, domande, ricostruzioni di quegli stessi fatti che pure lui stesso non sa contraddire. Si raggomitola sul divano accogliente del salotto di Chi e ancora una volta ci propina questo suo intruglio di fantasie e mezze verità, frasi fatte e immagini al miele, non accorgendosi che paradossalmente si appresta a censurare dei "pettegolezzi" proprio dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori specializzato IN GOSSIP.

Intanto l'opinione pubblica vacilla, è sconcertata, si indigna, chiede risposte. Risposte che Berlusconi non può e non vuole dare. Ma continuare a mentire non lo trarrà d'impaccio. Soprattutto quando è un Paese intero a desiderare di sentire la verità uscire dalla bocca di chi lo governa.
La comunità internazionale fa eco e già prevede un prossimo declino di Berlusconi.

La cosa non è poi così impensabile: Berlusconi è ormai, come scrive Scalfari, un "capo di governo ricattabile e ricattato", rappresentante di "un sistema di potere esteso e colluso" (LaRepubblica 21 giugno 2009). E' quindi legittimo porsi il problema di uno sbocco politico che tenga conto delle norme che regolano il sistema, sulle quali è il Presidente della Repubblica a vigilare:

In caso di dimissioni del premier, anche se accompagnate dalla sua richiesta di scioglimento delle Camere, spetta al capo dello Stato di esaminare la possibilità che la maggioranza esistente esprima un altro premier o che si possa formare in Parlamento un'altra maggioranza. Solo nel caso che entrambe le possibilità si rivelino impraticabili, il capo dello Stato procede allo scioglimento. In tal caso è possibile che il Quirinale designi una figura istituzionale che conduca il paese alle urne. (Eugenio Scalfari, LaRepubblica 21 giugno 2009).

D'accordo. Ma resta comunque la domanda: si dimetterà Berlusconi? E soprattutto, cosa ci aspetta veramente nel DOPO,  come potrebbe essere un'Italia senza Berlusconi, un'Italia oltre lo specchio?
Veronica Lario qualche settimana fa ha detto una frase che potrebbe darcene un'idea: "Berlusconi insegue lo spirito di Napoleone, non è un dittatore. Il vero pericolo è che dopo di lui arrivi la dittatura, perchè la politica sta morendo".
La politica sta morendo. Non c'è dubbio: l'opinione pubblica lentamente scompare (fatta eccezione per gli ultimi recenti guizzi di vita), con un conseguente precipitoso declino civile, legale, morale ed economico. Ogni giorno in Parlamento o a livello locale, passano leggi liberticide e xenofobe. E intanto il vecchio imperatore lavora per il disastro che verrà dopo di sè. Si permette qualsiasi cosa, a partire dalla candidature di veline e accompagnatrici, perchè disprezza il proprio popolo fino all'inverosimile. Il popolo dal canto suo ormai è talmente saturo di tutta la situazione che ha preso a disprezzare perfino se stesso.
Se un tale atteggiamento di disgusto e spasmodica adorazione del capo si consolidasse, in un panorama in cui la democrazia è già da anni sottoposta ad un'enorme stress (in senso fisico-meccanico), ci si troverebbe di fronte a qualcosa di simile ad uno sfondamento culturale dell'intero sistema-paese, con l'aprirsi di una falla nel tessuto politico della Nazione, che diventerebbe ben presto una voragine, con conseguenze disastrose.

Si può contrastare tutto questo?

In primo luogo c'è bisogno di un'opposizione vera. Certo le ultime elezioni sembrano mostrare una vittoria schiacciante del centro-destra. In realtà, il quadro complessivo mostra un Paese tagliato trasversalmente a metà, e fortemente polarizzato tra due schieramenti. Certo, non un'Italia bipartitica, non ancora, ma sicuramente un'Italia bipolare. Eccolo il terreno favorevole su cui deve scendere in campo l'opposizione, seria, vera, alternativa e credibile.
I dati, è vero, non sembrano incoraggianti. Però. C'è un però. Guardiamoli con attenzione. Franceschini riscuote la fiducia del 75% degli elettori del Pd, nonchè del 59% degli elettori di IdV e del 50% degli elettori di RC-SL e dell'UdC. Non male.
L'elettorato del Pd dal canto suo continua ad essere frustrato e disincantato, è vero.
Ma c'è dell'altro. A Franceschini si guarda in generale con rispetto. Anche se è modesto, o forse proprio per questo (si sa, di questi tempi, la sobrietà è una perla rara). inoltre Franceschini non si maschera. Nè da Berlusconi nè da antiberlusconi. Parla in modo chiaro e comprensibile. Berlusconi stesso lo definisce uno che "funziona anche in tv". Infine è in grado di esprimersi anche senza altri leader a circondarlo, pronti a contraddirlo e ad alzare la voce.
DIrei che è incoraggiante come punto di partenza.

In secondo luogo ci siamo noi. Tutti noi. Siamo chiamati a difendere la democazia, in una battaglia di idee senza esclusione di colpi, moralismi, o giustizialismi. Si pensi al delicato rapporto che intercorre tra legge e consenso, tra legalità e democrazia. La democrazia, come è già stato detto nei post precedenti, non è soltanto consenso, come cerca di dimostrare il premier - anche se non può assolutamente prescinderne. Alla base essa ha un'insieme di regole senza le quali il consenso si trasforma in dispotismo e sovversione. Esso va quindi esercitato nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione (art.I).
E ovviamente il consenso non può essere usato come scudo o purificazione dalle leggi e dalle critiche di una minoranza legittimata.  Ecco perchè è improprio che Berlusconi si appelli al popolo, ignorando deliberatamente il nomos Basileus, il primato della legge come "unico sovrano".
Esattamente come quando il popolo si riuniva nelle piazze delle città dell'Attica, con i governanti al centro, visibili da tutti e non più chiusi negli antichi palazzi persiani.

E quando, come nel caso di Berlusconi, il passato imprenditoriale e la felicità personale diventano la base su cui costruire il proprio carisma politico, bisogna poter rendere conto di ogni cosa. Senza fuga nè vergogna, accettando e affrontando il contradditorio.
Se Berlusconi pensa di poter esorcizzare contraddizioni e critiche come pensa di esorcizzare la crisi in corso, gridando ottimismi al vento, questo è il sintomo ineluttabile del fatto che ormai è passato dall'altra parte dello specchio, perchè è pronto ad accettare una sola realtà, la sua realtà addomesticata.

Ma fuori c'è il mondo. Il mondo che Berlusconi non ha comprato. Il mondo dove l'ascendente del re non ha potere, ascendente che pure presto potrebbe capovolgersi, trasformarsi nel suo contrario. Come in uno specchio.

 
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Comments

NOOO FRANCESCHINI NOOOOOOOOOOOOOOOO

Mi spiace ma non riesco proprio a vedere con tanto ottimismo la situazione dell'opposizione. Finora, l'unica vera opposizione è venuta dall'IdV. Dire che "Franceschini riscuote la fiducia del 75% degli elettori del Pd, nonchè del 59% degli elettori di IdV e del 50% degli elettori di RC-SL e dell'UdC" mi sembra altrettanto azzardato quanto sostenere che Berlusconi ha la fiducia del 75% degli Italiani. Da dove vengono questi dati? Se guardo il sondaggio dell'Espresso (gruppo editoriale apertamente vicino al PD) di oggi (http://espresso.repubblica.it/sondaggio-risultati?idpoll=2104257), Franceschini ha meno voti di Bersani, e enormemente meno di Grillo - la cui candidatura guardacaso è stata bloccata dai vertici del partito. Passi che questi sondaggi non hanno valore scientifico, passi anche che sicuramente l'effetto mediatico\provocatorio del nostro Genovese ha il suo notevole peso, ma non mi sembra che l'elettorato sia così entusiasta di Franceschini. E, analizzando dei dati concreti e non dei sondaggi, direi che il terribile risultato del PD alle amministrative e alle Europee conferma questa impressione.

Certo, finchè i numerosi e bravi amministratori locali (Chiamparino, Zanonato ecc. ), che fanno metodicamente il pieno di voti, vengono ostacolati dalla nomenklatura non appena provano a sostituirsi ai fallimentari vertici del partito, il PD(menoelle) potrà continuare a consolarsi dicendo che Berlusconi vince solo perchè ha le TV....

Aggiornamento - Leadership PD

Per la cronaca, le ultime posizioni dell'ex leader Veltroni su Craxi

http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/Garibaldi_veltroni_berlinguer_b06da232-7107-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml?bcsi-ac-DF4CEB9F957C9077=18E49426000004035H7iwgZmgtWDwGUDz7tod/BJMWPTCQAAAwQAAJZmkwAIBwAAOAAAAONUCQA=

Non ho parole. Però in effetti sono d'accordo che Craxi interpretò benissimo l'Italia che cambiava...infatti appena finita Mani Pulite fu eletto Berlusconi!