?

Log in

No account? Create an account

Dammi quattro parole...

"NON HO DETTO NIENTE".

Tra silenzi e sproloqui, ecco la soluzione finale del Premier: "Non ho detto niente".
Risponde soltanto alle domande che si autopone, e la risposta non è altro che una negazione dei fatti in toto, un colpo di spugna, il gesto drastico (e prevedibile) di un uomo messo all'angolo, che rovescia il tavolo per uscire, evitando lo scontro diretto.
Tutto e il contrario di tutto. Attacco deliberato tramite la manipolazione dei fatti e al contempo fantasia, racconto di fatti - gli stessi che sono stati manipolati - mai accaduti.
Complotto mediatico e invenzione. Attacco politico e gossip tra i più leggeri e superficiali. Tanto leggero e superficiale da non essere degno nemmeno di essere menzionato dal tg della rete ammiraglia della RAI.
E intanto quelle dieci domande (e le nuove dieci apparse ieri su LaRepubblica) che rimangono lì, in sospeso, senza risposta.

"Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannare all'infelicità permanente. " (Ray Bradbury, Fahrenheit 451).

Eppure sono proprio quelle quattro parole che mettono in chiaro una cosa: il "caso Berlusconi" tutto può essere, eccetto che semplice gossip. Tra racconto e realtà, correzione e contraddizione, affiorano ricostruzioni tanto dettagliate quanto improbabili, che si inabissano subito dopo. Ne emerge un quadro che mostra un presente mutevole, inafferrabile, quasi caleidoscopico. E' a questo quadro generale, e non alle singole immagini che ci scorrono davanti agli occhi (in technicolor), che bisogna guardare per capire cosa si nasconde dietro l'etichetta di gossip: "Non ho detto niente" è una formula, LA formula, alla base del sistema politico di Berlusconi. Un sistema dotato di un dispositivo che cancella ogni distinzione tra vero e falso, che elimina non solo i fatti, non solo le ricostruzioni e le contraddizione del Premier stesso, ma anche la memoria, il ricordo vivo e pulsante nella mente dei testimoni e dell'opinione pubblica. E' la pretesa di accettazione da parte di tutti del suo canone, secondo il quale si esclude tutto, ogni cosa, anche ciò che al momento viene dichiarato vero, negando così l'esistenza di un qualsiasi criterio di verità praticabile.

Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall'oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l'esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata... tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto. (da La teoria e la pratica del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein; 1950)

E' facile per chi controlla network tv e carta stampata. La verità non sopravvive un minuto, nè sussiste alcun modo di accusare il Premier di aver mentito, di aver creato un mondo di fumo negli occhi, perchè "il Gran Bugiardo che lo ha fabbricato [...] ha abolito l'idea stessa di verità" (Giuseppe d'Avanzo, LaRepubblica 29 maggio 2009).
Eccolo lì, tronfio e sorridente, con quella bocca enorme, quel volto enorme che ci guarda da ogni manifesto, da ogni schermo, da ogni finestra che si apre sulle nostre case, sulle nostre vite. Ci osserva, ci controlla, ci scandaglia, mascherando il suo occhio vigile, nascondendolo dietro le lenti variopinte dello spettacolo di sè che mette in scena ogni giorno. Quotidianamente egli si propone attraverso racconti che frantumano e poi ricompongono la realtà dei fatti - ha ancora senso definirla tale? Ne esiste ancora qualche traccia?

Attenzione, però. La macchina mediatica, il suo esercito e la sua forza sono mastondontici e allo stesso tempo imprendibili. Sono ovunque in tempo zero, veloci, sintetici, attivi e potenti. Un po' come le quattro parole.
Il 25 aprile Aldo Schiavone ha parlato di "politica accorciata", una politica, cioè, che costruisce una rappresentazione contratta e semplificata del potere, che trae vantaggio e prospera all'interno di un perenne stato di emergenza, governato dall'incalzare delle circostanze. Una politica che abbia presa diretta sull'elettorato, con un leader identificabile, presente e forte, che abbia un rapporto immediato con le masse in pericolo. Schiavone la definisce come una condizione inevitabile che scaturisce da una stagione di difficoltà e paure, e che fa emergere in ogni democrazia una deriva populista. "E' qualcosa di simile - scrive - a una legge tendenziale, cui non si può sfuggire".

Ma siamo sicuri che sia soltanto questo? Negare la crisi, le paure, le difficoltà, checchè ne dica Berlusconi, non si può, è vero. E ogni forma di governo effettivamente può degenerare in una deriva. Tuttavia qui la situazione è diversa, qui siamo andati oltre. La deriva populista, questa spinta così efficacie e straordinaria, sta lentamente assurgendo a forza istituzionalizzata; i suoi contenuti emotivi vengono assunti, prolungati, dilatati, fino a diventare l'unico perno attorno al quale gira una precisa strategia politica. Si alimenta così il rapporto di fiducia, bilaterale ed esclusivo, tra leader e masse (il SUO popolo), marginalizzando e schiacciando tutto il resto in un sistema di rapporti predeterminati che vedono un popolo bisognoso, impotente e inutile aspettare passivamente una grazia che arriva dall'alto. Una sorta di "corto circuito carismatico", che nasce e si esaurisce in se stesso, trasformando la democrazia nella sola ricerca del consenso ed utilizzando quest'ultimo per la pura e semplice conservazione del potere, anzichè per la realizzazione di un progetto più ampio e riequilibrante, tramite la continua partecipazione collettiva.

Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. (George Orwell, 1984)

E anche il potere, in quest'ottica, assume un nuovo volto. Il volto della menzogna, che ha il primato assoluto su tutto, nonchè una funzione specifica di distruzione e ricreazione della realtà. La menzogna del grande demiurgo, che per sua natura non può astenersi dal creare, e che, a causa di quella stessa natura, non può che riprodurre solo copie distorte e falsate, che si contorcono e bruciano come miseri pezzi di carta. E da quelle stesse ceneri il demiurgo continua a plasmare i prodotti distorti della propria bulimia di potere. Sempre con le stesse componenti, sempre con quella carta stropicciata e sottile, sempre con quelle semplici quattro parole.
Eccolo, il nuovo volto del potere, eccola, la nuova democrazia. Una democrazia usa&getta, una democrazia ridotta alla "persistente vibrazione di consenso" (Ezio DiMauro), impoverita e compressa nello slogan "aderisci e dimentica". Un tentativo estremo di trasformare l'adesione cieca e totale nel senso comunte (e non per questo buon senso) di un Paese stanco e disattento.
Berlusconi pretende che il potere delle sue parole, delle sue quattro lapidarie parole, sulla realtà e sulle menti (le nostre, incidentalmente), sia indiscusso ed illimitato. Ubbidienza passiva, assuefazione ad ogni manipolazione, sterilizzazione mentale dell'intera società.

"Sei lento a imparare, Winston" disse O'Brien, con dolcezza.
"Ma come posso fare a meno..." borbottò Winston "come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro."
"Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno."
(George Orwell, 1984).

Berlusconi si circonda del suo esercito (giornalisti stipendiati), imbraccia la sua fedele arma (la menzogna) e lancia battaglia. Contro chi ancora osa ricordare, contro chi ancora con la propria mera presenza testimonia la realtà.
Pechè non c'è altra verità al di fuori della sua (vi ricorda qualcosa?). Perchè la memoria, sia essa individuale o collettiva, è una sua proprietà, che può cambiare e distorcere a suo piacimento.
E' un abuso di potere senza esclusione di colpi, un soffocamento impietoso della democrazia. Con quattro parole.

Comments