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Sep. 29th, 2010

Jabberwoky

"Quando uso una parola", Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, "essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno."

"La domanda è", rispose Alice, "se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi."

"La domanda è," replicò Humpty Dumpty, "chi è che comanda – tutto qui."

Scala di Penrose

Dal discorso di Berlusconi pronunciato alla Camera in data 29 settembre 2010

Sono amareggiato perché si è assistito a critiche aprioristiche al governo...

In giro vedo e sento troppo odio e la storia ha insegnato che spesso l'odio ha armato le mani delle persone. Tutti dovremmo esserne consapevoli e preoccupati...

La mia indole è aperta alla ricerca delle soluzioni migliori attraverso contributi diversi...

Saranno triplicati gli interventi sul Mezzogiorno nei prossimi anni, raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento del Salerno-Reggio Calabria...

Entro dicembre pronto il progetto del Ponte sullo Stretto...

Non ci siamo fatti trovare impreparati di fronte alla crisi, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stata così profonda...

Fondamento irrinunciabile è il rigore delle finanze pubbliche...

L'obiettivo del governo è ridurre la pressione fiscale...

Siamo convinti che il nostro governo in questi 3 anni ha lavorato sodo e con risultati positivi...

Nessuno ha combattuto la mafia come noi...

Abbiamo evitato i licenziamenti di massa e tutelato i lavoratori maggiormente colpiti...

L'Italia finalmente svolge un ruolo da protagonista sulla scena internazionali

Mar. 21st, 2010

Upsidedown

Quando la maschera capovolge il mondo e scopre il volto

Sarebbe ridicolo ormai continuare a mettere in guardia il lettore di fronte al crescente dispotismo che si nasconde dietro la Maschera. Non perchè il despota si sia acquietato. Né tantomeno perchè il dispotismo sia stato riconosciuto e contrastato. Diciamo piuttosto che il protrarsi di determinate condizioni, anzichè provocare indignazione ed esasperazione, ha portato le coscienze prima alla rassegnazione e poi e all'indifferenza.
Che bisogno c'è dunque ora di dedicare tempo e fatica a raffinare travestimenti e cammuffare comportamenti? Certo, di fronte a scandali e casi giudiziari sempre più gravi ed eclatanti, si sarebbe inclini a pensare il contrario: e tuttavia proprio grazie al fatto che detti scandali e casi giudiziari emergono sempre più frequentemente e si rivelano via via sempre più vergognosi, in modo costante e graduale, l'effetto di assuefazione si insinua indisturbato e impietoso in tutto il tessuto sociale, dalle istituzioni alle singole coscienze.
Sua Emittenza sa di doversi difendere dalle accuse, ma non tanto per salvaguardare la propria immagine (immutabile negli occhi e nel cuore dei cittadini) bensì per reazione al fastidio che la situazione suscita: com'è possibile infatti che, possedendo tutto, il padrone non possa controllalre tutto ciò che possiede (o crede di possedere ndr.) in virtù del voto popolare?
Lo si vede nell'atteggiamento assunto verso la procura di Trani e verso l'Agenzia delle comunicazioni, tanto per citare gli esempi più recenti.

Despotism can no more exist in a nation until the liberty of the press be destroyed than the night can happen before the sun is set. [Charles Caleb Colton 1780-1832]

E così l'illeggittimo proprietario si scaglia contro gli amministratori del poDere: "Ma non riuscite neppure a chiudere Annozero?....E' una questione di dignità....Ti ho messo io in quel posto...."
Ecco dunque i cervelli al suo servizio che via via abbandonano il fronte della mascherata (ricorrendo perfino al riciclaggio, di una fotografia  del 1994, per la campagna della manifestazione di ieri) e vengono convogliati sul fronte - molto più scoperto - della difesa della proprietà. Perchè il
 
dispotismo di un uomo solo esiste soltanto nell'immaginazione degli ingenui. Il dispotismo ha bisogno di un certo numero di persone che siano per libera volontà o costrizione disposte a mettersi al servizio completo, giorno e notte, anima e corpo, del despota. [Nadia Urbinati, LaRepubblica 18 Marzo 2010]

...e in totale mancanza di dignità.
E non mi riferisco soltanto ai vari leccapiedi e gattemorte di cui si riempiono le pagine dell'informazione.
Se infatti, nel tentativo di rivoltarne le sorti, i servi fedeli non parlano d'altro che dell'inchiesta di Trani e dei guai giudiziari di BerluscOne, è l'opposizione che adotta la nuova linea cara al Cavaliere:
non parlandone affatto
non chiedendo al Presidente della Repubblica (sotto l'egida del quale operano le Authority) di esprimersi chiaramente riguardo ai fatti che si stanno verificando
non denunciando la "scaletta unica della tv" (Marco Travaglio), pericolosamente simile all'agenda unica della politica dettate dal padrone

Come può Bersani, di fronte a chi gli chiede delle vicende dell'Agcom e di Trani, ridurre il tutto a cronaca collaterale con una battuta e invitare poi a parlare dei "problemi reali del Paese"? Giustissimo. E come se ne può parlare, caro leader dell'Opposizione, se tutti i mezzi che ci permettono di farlo sono in mano al padrOne unico? Non è forse questo IL problema reale a monte di tutti gli altri?
Specialmente ora che questi piccoli subalterni striscianti, percependo lo sfaldarsi dell'autorità del Capo su più di un fronte, con la testa si inclinano e col resto del corpo si lanciano verso le vie di fuga più vicine, in un confuso marasma di dichiarazioni di fedeltà e smantellamento del poDere per ritagliarsi piccoli recinti di autonomia.
Specialmente ora, perchè in tutto questo disgregarsi, se nessuno raccoglie i frammenti, alla fine non resterà che un mucchio di macerie.

When you dismantle a system in which there is a despot who controls his people by force, you have chaos. I'm not sure we won't miss Saddam [Yuval Diskin]

 
Ricorda una frase di Veronica Lario di qualche tempo fa.
Le parole di Yuval Diskin non si sono rivelate totalmente fuori luogo.

Mar. 16th, 2010

E ora dateci l' Albo dei Corrotti

Repubblica — 15 marzo 2010   pagina 1   sezione: PRIMA PAGINA

IL PRIMO anno dell' era glaciale non porta fortuna al governo. Un povero governo che impiega quasi tutto il tempo per salvare se stesso e i suoi protetti. Che deve escogitare decreti, lodi, stratagemmi e rattoppi per coprire le illegalità. Che deve inventare una legge alla settimana per difendere un premieruccio tremebondo che non ha il coraggio di affrontare i processi. STEFANO BENNI Un governo che deve evitare la galera a decine di indagati, insabbiare bustarelle e bordelli, resuscitare liste elettorali irregolari, sanare evasori che portano i soldi all' estero, condonare falsi in bilancio e incidenti sul lavoro, e infine censurare i giornalisti non graditi. Come trovare il tempo per organizzare cose importanti come il ponte di Messina, la nuova piramide di Arcore e i regali di Natale per Putin? Sono allo studio misure definitive per porre fine a questo spreco di energie. Le anticipiamo: Decreto SSS: Silvio Salvo Sempre. Per arrivare a questo superdecreto che metterà in salvo l' ometto tremebondo dalle toghe rosse, Ghedini ha convocato una commissione di esperti internazionali, che vanno al mago Copperfield agli avvocati di Cosa Nostra. Alla fine si è trovata una semplice soluzione. Dopo il legittimo impedimento, ecco il legittimo conflitto. Il conflitto di interessi, alla base di tanti problemi, non sarà più un reato ma un merito. Verrà aggiunto alla Costituzione il seguente articolo uno bis: "L' Italia è una repubblica fondata sul doppio lavoro dell' attuale premier". Ogni qualvolta la magistratura rileverà un conflitto di interessi, non solo dovrà abbozzare, ma dovrà adoperarsi per far prosperare il conflitto. Pertanto entro l' anno Mediaset ingloberà la Rai e Berlusconi eleggerà direttamente i giudici della corte costituzionale, che da quindici diventeranno Capezzone. Creazione dell' Albo dei corrotti. Come esiste la corporazione dei medici e degli avvocati e così via, esisterà un albo professionale per esercitare legalmente la corruzione. Per iscriversi, bisognerà avere già subito almeno un paio di rilevanti condanne, oppure essere presentati da un vecchio socio corruttore. Naturalmente, si può anche corrompere la commissione di ammissione. In questo modo qualsiasi faccendiere e puttaniere, presentando l' apposito tesserino, potrà corrompere senza correre rischi. Ma attenti ai falsi tesserini! C' è in giro gente disonesta che potrebbe contraffarli. Restyling della disoccupazione. La crisi economica è una spina nel fianco del governo e i lavoratori che protestano sono un brutto spettacolo. È inutile cambiare le parole. Chiamare i licenziamenti turn-over, panchina, stand-by, ricambio delle risorse, non serve a nascondere la drammatica situazione. C' è solo un modo per risolvere il problema, cioè creare il reato di disoccupazione, secondo un trucco usato recentemente contro gli extracomunitari. Il disoccupato può cercare lavoro e chiedere di essere assunto, ma quando si presenta dal padrone questi, trovandolo in flagranza di reato, lo fa arrestare. Il disoccupato può scegliere se andare in prigione, emigrare all' estero o fare un lavoro socialmente utile, ad esempio il punching-ball per La Russa. Vedrete che i disoccupati la smetteranno di ostentare la loro condizione. Televisione: verrà istituita la pax (aeterna) condicio. Si è notato che i moderatori sono in fondo persone calme e pacifiche. Sono gli ospiti politici e giornalisti che straparlano, litigano, polemizzano e col loro cattivo esempio portano il moderatore sulla cattiva strada. Con la pax condicio il moderatore sarà solo in uno studio deserto per tutta la durata della trasmissione. Vedremo Vespa appisolato in poltrona, o mentre pulisce la polvere, o mostra il suo ultimo libro. Santoro che legge i giornali, che si pettina, che ride guardando le vignette di Vauro senza mostrarle al pubblico. Si udranno musiche soffuse stile ascensore, e non più sigle drammatiche. Al posto degli ospiti ci saranno dei busti di marmo, degli schermi con pubblicità, dei quadri di tulipani. Nel caso l' audience scendesse troppo, è previsto che ogni quarto d' ora entri in studio una donna nuda o Bondi che legge poesie, ma non viceversa. Essendo ormai impossibile districare i fili che annodano mafie, economia e politica, verrà istituita per decreto legge la Modica quantità mafiosa. Legalizzare tutto è troppo, ma con la modica quantità si può regolare il settore. Un industriale potrà ad esempio riciclare il venti per cento del suo bilancio, un politico potrà avere amici mafiosi ma non più di dieci, un candidato potrà accettare voti della camorra a patto che non siamo più del cinquanta per cento del totale. Invece dei pentiti, avremo dei puntigliosi ragionieri. Riforma elettorale. Le elezioni costano e inveleniscono ogni volta il clima politico. Come stavolta che dalle liste irregolari è nato il casino che sapete. In una democrazia, nessuno dovrebbe gioire se la lista Polverini non potrà essere votata. Ma nel momento in cui l' ometto e i suoi adoratori parlano di "complotto e sopruso" si fermino un attimo a pensare ai lavoratori immigrati senza diritto di voto, e ai cittadini che devono inventarsi ogni giorno faticose strade per far sentire le loro ragioni, senza i privilegi della macchina propagandistica, e dei bombardamenti di spot televisivi. Povero governo e poveri partiti, guai a perdere un solo euro dei miliardi di rimborso sulle spese elettorali! Ma il caso Polverini ha aguzzato gli ingegni, ed è già in preparazione un grande decreto per il futuro, il legittimo rinvio. Funziona così: ogni volta il governo in carica presenta una lista irregolare, poi protesta che non si può votare in queste condizioni, poi minaccia, anzi auspica un clima di attentati, poi si rinviano le elezioni e di rinvio in rinvio non si vota più per una cinquantina di anni. Era così facile pensarci. Infine arriviamo a un punto dolente. Napolitano potrebbe usare il suo ruolo super partese bloccare queste iniziative. Ma Napolitano, ultimamente, non vuole grane. Tutti lo tirano per la giacca e lo innervosiscono e non è bello avere un Presidente della Repubblica stressato. Napolitano quindi manterrà ancora i suoi compiti di rappresentanza, ma per i decreti legge verrà sostituito da un' apposita macchina obliteratrice situata all' ingresso del Quirinale, detta Bancolex. Basterà, in caso di urgenza che i rappresentanti del governo, anche di notte, vadano alla macchina, infilino il decreto legge, ed esso verrà obliterato e firmato senza perdite di tempo. Per rendere la cosa più dignitosa ai lati del Bancolex ci saranno due corazzieri, oppure i due robot di Guerre Stellari. - DI STEFANO BENNI

Mar. 11th, 2010

Da Micromega

Decreto salva-liste, tutte le colpe del Presidente

Tabucchi: “Napolitano garante di Berlusconi, non della Costituzione” (AUDIO)


Pubblichiamo un intervento audio di 15 minuti di Antonio Tabucchi a commento del decreto salva-liste approvato dal governo e controfirmato dal Presidente della Repubblica. Ne riportiamo qui alcuni passaggi: “Un'altra legge vergogna. Ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano. Per gli esegeti del regime non poteva non firmare. Invece poteva, bastava che volesse. Le leggi razziali nel '38 non le firmò Mussolini, ma Vittorio Emanuele III. Nelle vere democrazie l'operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell'opinione pubblica, ma in Italia non si può, è lesa maestà. Napolitano, questa volta in maniera flagrante, ha rotto i patti con gli italiani. Oggi, con questa legge illegale e totalitaria, quando ci dice che, fra le regole della legge e il dover impedire ai cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole perchè sono una forma, ebbene io rispondo che tutte le leggi che abbiamo sono una forma, anche la Costitituzione è una forma perche è fatta di regole. E se si rompono le regole della Costituzione si rompe la Costituzione. In questo momento storico Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare si sia fatto garante di Berlusconi. Se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme, nessuno lo obbliga a stare al Quirinale: è un dovere e questo dovere richiede molta, molta attenzione, perchè ormai in Italia la Costituzione è stata divorata”.

Da Il Cannocchiale

9 marzo 2010, in Marco Travaglio
Violare oh oh!
 




natangelo


Da Il Fatto Quotidiano, 9 marzo 2010

Ai sensi del Dl (anzi Pdl) Napolitano-Berlusconi sulle norme che legalizzano le liste illegali del centrodestra (le altre restano escluse), siamo in grado di anticipare i nuovi “decreti interpretativi” di prossima approvazione.

Decreto salva-tasse. Chi arriva in ritardo per la dichiarazione dei redditi può evitare di pagare la sovrattassa prevista in questi casi esibendo una tessera del Pdl, essendo “insostenibile – informa una nota congiunta di Palazzo Chigi e del Quirinale – l’esclusione degli iscritti al maggior partito politico di governo”. La stessa procedura sanerà le eventuali dichiarazioni fraudolente, purché il contribuente infedele sia munito di tessera del maggior partito politico di governo, essendo insostenibile che i membri di quest’ultimo possano essere evasori fiscali.
Decreto salva-voli. Chi perde l’aereo o il treno causa ritardo, potrà ottenere il rientro immediato dell’aereo già decollato o del treno già ripartito affermando di essere giunto in orario in aeroporto o in stazione, ma di essere stato impedito nei movimenti da un panino comunista o da una pattuglia di radicali.  
Decreto salva-soste. Chi posteggia l’automobile in divieto di sosta e viene multato dal vigile urbano, può evitare di pagare la contravvenzione dichiarando di essersi assentato per espletare fisiologiche funzioni idrauliche senza mai allontanarsi dalla vettura oltre un raggio di 150 chilometri, a patto – si capisce – che dichiari di votare per il maggior partito politico di governo. Decreto salva-pirati. Su strade e autostrade la precedenza non sarà più di chi proviene da destra, ma del titolare dell’auto più voluminosa. A parità di cilindrata, la nuova norma interpretativa del codice della strada prevede la prevalenza degli iscritti e/o elettori del maggior partito politico di governo purché ne esibiscano il logo sul parabrezza accompagnato dal nuovo articolo 3 della Costituzione: “Io so’ io e voi non siete un cazzo”.
Decreto salva-offside. Il calciatore che segna gol in fuorigioco in partite decisive per la qualificazione alla Champions League otterrà la convalida del gol dichiarando all’arbitro di essersi attardato dietro le linee avversarie per farsi una birretta a fondo campo. La regola vale solo per i calciatori del Milan, essendo insostenibile l’esclusione dalle competizioni internazionali della squadra del leader del maggiore partito politico di governo.  
Decreto salva-film. Chi giunge in ritardo al cinema potrà ottenere il riavvolgimento della pellicola fin dai titoli di testa dichiarando di trovarsi da mezz’ora nelle vicinanze, ma di aver perso tempo a cercare parcheggio, causa automobilisti comunisti.
Decreto salva-compiti. Lo studente somaro che sbaglia un intero compito di matematica potrà, in via interpretativa, ottenere il massimo dei voti purché i suoi errori di calcolo non si discostino di oltre 100 unità dal risultato esatto.
Decreto salva-rapine. Il rapinatore colto in flagrante dalla polizia mentre, con calzamaglia e mascherina nere, si allontana dalla banca con un sacco pieno di banconote potrà evitare l’arresto e intavolare con gli agenti un dibattito dal titolo “Rapine, che fare?” sull’interpretazione autentica da attribuire al suo gesto: a) simpatica mascherata in occasione del Carnevale; b) prelievo un po’ frettoloso; c) estremo atto di legittima difesa contro gli alti costi bancari; d) altra scusa a piacere.   Decreto salva-corna. In caso di mariti sorpresi dalle mogli a letto con procaci signorine, sarà fatto obbligo alle consorti di credere in via interpretativa alla frase di rito “Cara, non è come tu pensi”, a condizione che le ragazze in questione si dichiarino massaggiatrici professioniste del Salaria Sport Village o attiviste dell’associazione “Silvio ci manchi”, oppure comunichino che le manda la Protezione civile.

Post scriptum. Il Pd dichiara preventivamente che, se e quando il capo dello Stato firmerà anche questi decreti, non sarà comunque colpa sua, ma del fato. 

Sep. 28th, 2009

Domandare è lecito (?)

Oggi, 28 settembre, è trascorso esattamente un mese dalla causa intentata contro Repubblica da Berlusconi a causa delle 10 domande.
Un mese.
Dieci domande.
Fatte da un giornale.
Scritte da un giornalista.

Dalla definizione proposta dal DeMauro "giornalista = chi lavora come redattore o come collaboratore per un giornale o per un’agenzia di informazione; chi si occupa del servizio d’informazione di una radio o di una rete televisiva". E ancora "informazione = elemento o dato che permette di venire a conoscenza di qcs., notizia",
Come si viene a conoscenza di qualcosa che non si sa, se non chiedendo a chi sa? E chi più del giornalista, che è un professionista dell'informazione, ha il diritto/dovere di chiedere e avere risposta?

Scrive Ezio Mauro, il 28 agosto "E' la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. [...] Poichè è incapace di dire la verità sul 'ciarpame politico' che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l'accertamento della verità".
Insomma, Berlusconi cerca ripetutamente di soffocare ogni forma di controllo e di critica, togliendo aria a qualsiasi spazio giornalistico di indagine che sfugga al suo dominio e che possa aggredire un governo che si ritiene assoluto.
Quasi come se sollecitare delle risposte di fronte alle infinite incoerenze che caratterizzano le sue esternazioni pubbliche sia un atto diffamatorio, punibile e punito,

Non solo. In questo suo delirio (di cosa? di onnipotenza? di assolutismo?...ormai è talmente vasto e laocoontico che è difficile darne una descrizione adeguata), si scaglia anche contro le testate straniere, asserragliandosi nel suo castello di bugie e giustificazioni, e brandendo il consenso organizzato del condizionamento televisivo. Esige che l'industria dell'informazione e delle notizie si trasformi o in organizzazione del silenzio (appunto per quanto riguarda il caso delle 10 domande e di tutto il ciarpame che vi sta dietro...Minzolini vi dice nulla?) o in macchina della calunnia (si pensi al caso di Dino Boffo e del killeraggio mediatico condotto contro di lui dal Giornale).

Berlusconi parla della disinformazione, e di come essa a suo parere sia inflitta alla "Povera Italia" dai giornali e dalle loro falsificazioni. "Un brutto incubo", dice.
Le parole sono esatte. L'ordine un po' meno, ma si rimedia subito.
E' vero che i giornali e le loro falsificazioni affliggono l'Italia. E' toccato a Boffo e poi a FIni. La disinformazione organizzata e asservita al governo è ormai una ferita aperta, quasi una piaga del nostro Paese.
Ed è vero che si tratta di un brutto incubo. Perchè il Paese di sogno del Cavaliere, a cui molti cittadini hanno creduto, è degenerato in una gabbia di acciaio e menzogne per l'Italia che non si ribella al condizionamento pavloviano del consenso obbligatorio.

«La verità secondo Berlusconi? Quello che gli dà fastidio non esiste. Basta cancellare i dettagli inutili. Il dibattito giudiziario su questo tipo di pratica, se un giorno si aprirà, sarà appassionante»

Questa è la risposta del Nouvel Oservateur all'annuncio da parte di Ghedini di una possibile causa da intentare contro il giornale francese per l'articolo uscito su Berlusconi il 6 agosto.

Perdonate la ripetitività ma, davvero, talvolta alcune somiglianze sono così lampanti che non le si può proprio ignorare.

"Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall'oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l'esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata... tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto." (da La teoria e la pratica del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein; 1950)

E' pur vero però che se chi diffonde una disinformazione è colpevole e chi le crede è uno sciocco, chi la tollera è un complice.
Allora è il caso di augurarsi questo, per tutto noi: che siamo capaci di non chiudere gli occhi, dinanzi al metodo del potere che ci governa; che non ci facciamo intimorire dalla lucida aggressione e dalla diffamazione. Che continuiamo, instancabili, a proclamare ed esigere quella trasparenza che sola può interrompere questo scempio.
 
Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d'uomo.


Quando i nodi vengono all'auditel - troubles in paradise per il salotto del servizio pubblico

Libertà di informazione, si diceva? Roba vecchia, antica, obsoleta. Ora siamo al punto che nemmeno la libertà di scelta dell'individuo (elettore?) è più rispettata.
Non mi riferisco agli attacchi personali condotti contro singoli individui dalle torrette dei cingolati giornalistici asserviti e riverenti.
No, mi riferisco agli attacchi, sempre meno subdoli, sempre meno celati e cammuffati, condotti contro il cittadino.
Ultimo esempio? L'oscuramento di Ballarò, tanto per dirne una. Milioni di spettatori non hanno avuto voce in capitolo quando si è trattato di stabilire cosa fosse prioritario tra un programma di informazione e uno di fantaspettacolo: la tv di Stato, il governo stesso hanno deciso, nella loro funzione di guida e accompagnamento del cittadino-infante, cosa propinargli per cena. Una sorta di dieta mediatica su misura, attentamente calibrata anche in base a fattori esterni, politici e atmosferici, che possono attentare all'innocente gioia della creatura votante. Che vive in un mondo di ovatta. Protetto. Circondato. Prigioniero di una coltre di ovatta. Batuffoli di immagini, parole, su fogli di carta, ma più spesso su schermi televisivi, sono l'arsenale dell'Egoarca che con amorevole cura infila i paraocchi e i paraorecchi ogni giorno al cittadino medio.
Come quando, ad agosto, circondato da figli e nipotini, fornisce da Villa Certosa la sua versione dei fatti, offrendo come garanzia un sorriso a 54 denti che sfoggia dalla copertina di Chi , settimanale di intrattenimento (di chi?). 
Come quando, senza alcuna vergogna o pudore, blocca la conferenza stampa congiunta con il Premier spagnolo, per sciorinare un monologo di assurdità caramellate e glamour, dimentico del fatto che la stampa internazionale, la comunità internazionale, non si lasciano confondere da una berlusconismo che mescola bugia, propaganda politica, interessi privati, fascino della ricchezza, costruzione dell'immagine e manipolazione delle opinioni. Niente compromessi, niente indulgenze. Niente "sì, però...". Non c'è altrove un fondo così fangoso in cui possa serpeggiare quel velenoso pensiero che in Italia ormai ha contaminato tutto: il pensiero che in fondo Berlusconi è l'italiano. Che Berlusconi siamo noi. O che dovremmo esserlo. O almeno essere con lui. E che la società italiana debba accettare come postulato la mitologia del capo benevolo e ferito dalla cattiveria dei nemici.
In fondo non è difficile dare un nome a questi nemici. Non è necessario ricercare nemici politici, i cosiddetti avvoltoi che si preparano a succedergli (di cui si parlerà nei post seguenti). Basta guardare al recente oggetto della collera dell'Egoarca: la "Repubblica dei veleni". Che in fondo, perlomeno nell'immediato, è l'unico nemico davvero temibile, in quanto rappresenta una minaccia per l'IMMAGINE di Berlusconi.
Ecco perchè non si schioda dagli schermi, ecco perchè, senza esclusione di colpi, spalanca finestre sul suo mondo immaginario, sul suo Paese delle meraviglie.Per cancellare, "nientificare" (Giuseppe D'Avanzo) la realtà fa un uso smodato della sua arma più temibile: il potere ideologico, egemonico e mediatico,l'accondiscendenza dei conformi (o allineati, che dir si voglia), e la pavidità dei prudenti. Con queste lame in pugno Berlusconi frammenta, polverizza ogni fatto ed evento, sostituendoli con la narrazione unidimensionale e autocelebrativa delle proprie imprese - o se, proprio proprio in quel momento l'ispirazione scarseggia, con un sempre efficacie "io non ho detto niente".
Quali imprese? Ma come non ricordare l'avanzata delle truppe di Mosca alle porte di Tbilisi, tutto merito suo, del Grande Comunicatore, che ha scongiurato una nuova guerra fredda. E che dire della firma del trattato per la limitazione delle armi nucleari? Non fosse stato per Silvio e la sua grande amicizia con Barack e Vladi, un riavvicinamento tale non sarebbe mai stato possibile. Per non parlare poi dell'Alleanza Atlantica, che deve la sua esistenza a Berlusconi, il quale ha convinto il Premier Erdogan a dare il via alla candidatura di Rasmussen.
Non è palese dunque la nostra fortuna e il mondo meraviglioso in cui viviamo grazie a Lui? Nel mondo di Berlusconi non c'è crisi, nè recessione, nè sfiducia. Regna la pace sociale, non esistono disgrazie. Perfino i disastri si trasformano in opportunità, grazie al suo genio, e ora i terremotati dell'Aquila sono felici perchè "molti sono partiti in crociera e altri sono ospitati in costiera e sono tutti contenti".
Un delirio di potenza. Un'iperpresenza televisiva (Ilvio Diamanti), aggressiva e feroce. Solo contro tutti. O meglio, contro chi è rimasti in piedi.
Conta sull'effetto seriale, l'assuefazione ad un format con regolare ripetizione, assecondando allo stesso tempo il suo individualismo espressivo.
***

Così giunge la sera del 15 settembre, una parata come altre, pare, in cui gli spettatori, come bravi soldatini, tutti, sono chiamati ad applaudire il "miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni", che si esibisce per loro in una magistrale acrobazia di sfruttamento del dolore.
"Si ha un bel dire - scrive Curzio Maltese . che ci vuole prudenza nell'adoperare certe parole, ma queste cose si vedono soltanto nei regimi. Più spesso alla fine dei regimi, quando l'egemone è parecchio in là con gli anni e con l'incontinenza egolatrica".
L'informazione addomesticata, l'agonia di una democrazia (LeMonde), lo spazio pubblico imbavagliato e ridotto ad un megafono governativo. Commenti troppo negativi?
Ma come altro definire lo spettacolo raccapricciante di quella sera? Tre ore di spot governativo, di monologo autocelebrativo intervallato solo dalle esclamazioni dell'ossequioso ospite "Ma è un miracolo!".
Senza un briciolo di vergogna per aver USATO i terremotati e la loro tragedia per assicurarsi lo scudo delle reti unificate, per non dover subire alcun tipo di contradditorio, diretto o indiretto, durante il pestaggio di Repubblica e dei suoi giornalisti delinquenti che continuano a fare domande.
E senza contare il fatto che non ha poi tanto senso attaccare la stampa indipendente al cospetto di una platea televisiva (gli infanti nell'ovatta, ricordate?) che poco o nulla sa delle inchieste di Repubblica, degli scandali del Premier, del discredito internazionale che circonda Berlusconi,...
***

Proprio così. Oltre che brutta e priva di una qualsiasi struttura che le desse organicità, la trasmissione risultava in molti momenti incomprensibile. Berlusconi infatti ormai da mesi ha sostituito la strategia del silenzio con quella della reazione, difendendosi e attaccando su fatti di cui lo spettatore medio (quello di Porta a Porta, per intenderci) non sa proprio nulla. Quale telegiornale infatti ha mai letto le famose 10 domande di Repubblica, ormai recitate come un rosario dai presentatori di mezzo mondo? Scrive ancora Curzio Maltese, il 16 settembre "si immagini lo sconcerto dello spettatore medio di Porta a Porta, fascia anziana, bassa scolarità, poca consuetudine con la carta stampata, che osserva il premier gonfio di rancore e si volta per chiedere lumi alla signora: 'Ma con chi ce l'ha? Che è successo?'."
Ecco, è diventata una specie di tv surreale, di presentazione di reazioni, senza che si sentisse mai il bisogno anche solo di menzionare i fatti.
Eppure...
***

Eppure proprio nel momento in cui si scatena la strategia d'autunno, al culmine dell'azione, il Grande Comunicatore scopre di aver perso un po' della sua magia. L'Italia volta la testa dall'altra parte, l'indice degli ascolti lo sbeffeggia presentando una percentuale da fame, sufficiente per cassare un qualsiasi altro programma trasmesso sulla RAI, figuriamoci in Mediaset.
Che cosa può aver portato a questo?
Che sia il fastidio, la ripulsa di questo individualismo espressivo imposto, perchè quando è troppo è troppo?
Che sia la patologia del rumore, che finalmente è giunta alla sua seconda fase (quella che se per farsi sentire tra le polemiche bisogna gridare più forte alla fine si corre il rischio che tutti diventino sordi)?
Immagino che sia improbabile poter rispondere a questa domanda, e che forse un caso solo, per quanto eclatante, non possa davvero rappresentare niente.
Certo è che nessuno meglio di Berlusconi sa che si vota anche (soprattutto) con il telecomando. E sta di fatto che questa volta gli italiani hanno cambiato canale in massa.

 

Sep. 26th, 2009

metilparaben

per tenerci occupati in attesa dei prossimi post
generatore automatico di proclami di Berlusconi

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Jun. 29th, 2009

Silvio oltre lo specchio

C'era una volta, tanto tempo fa, un ometto con un grande testone, ricco e felice, che guardava sempre tutti coloro che lo circondavano elargendo enormi sorrisi.
Era anche un tipetto molto vanitoso, e ogni occasione era buona per ritoccare qua e là il suo grande faccione e il suo corto corpicino, per far sì che il grande specchio di casa gli rimandasse un'immagine soddisfacente.
Ma ben presto si accorse che per quanto ritoccasse non poteva mai stravolgere completamente il suo aspetto per renderlo conforme alle sue aspettative.
L'ometto, che si chiamava Silvio, diventò triste, amareggiato. Lo si trovava sempre più spesso seduto di fronte al grande specchio con aria sconsolata, a cercare disperatamente in quel mondo riflesso la realtà impossibile che tanto desiderava.
Me la sua tristezza non impiegò molto a trasformarsi in collera conro la realtà da questa parte dello specchio, contro i suoi cari, il suo regno e contro chi lo circondava.
Il grande sorriso che gli solcava spesso il volto assunse una piega diabolica e gli sguardi, un tempo affabili, si tramutarono in occhiate raggelanti, rivolte al mondo sempre e solo attraverso il riflesso dello specchio.
Silvio aveva avuto un'idea: se lo specchio non voleva riflettere un'immagine appropriata di lui e del mondo (che pure doveva essere lì, da qualche parte, oltre la superficie riflettente) allora avrebbe trasformato lui la realtà da questa parte dello specchio per renderla più simile al suo desiderio, al suo mondo e al suo Silvio ideale.
Tutti credettero che Silvio avesse perso la ragione. Le sue richieste si facevano sempre più assurde, le logiche a cui faceva seguire i propri ragionamenti erano palesemente illogiche, impossibili, come se ragionasse alla rovescia.
Soltanto qualcuno tra i suoi sottoposti cominciò a bisbigliare nei corridoi e negli angoli che Silvio ormai non c'era più. No, non con la testa. Non c'era proprio più. Mormoravano che il Silvio seduto nella grande camera da letto fosse solo un'immagine, un riflesso, e che il vero Silvio se ne fosse andato, fosse riuscito a coronare il suo sogno recandosi oltre lo specchio...


E così accadde che il premier più popolare del mondo, secondo i suoi stessi sondaggi amato dal 75% degli italiani, protagonista della parabola politica e personale più spettacolare della storia, l'uomo dal perenne sorriso sulle labbra, si trovò di fronte ad un'immagine di sè che non gli somigliava, che non gli piaceva, ma che non poteva cambiare perchè ormai era prigioniero del suo stesso mondo, era dentro lo specchio e non poteva più uscire.
Cameramen di fiducia, salotti amici, giornalisti prezzolati...tutto finito, perchè il palcoscenico su cui si girano le scene di oggi non ha potuto sceglierlo lui. Ce l'ha trascinato Veronica Lario, la moglie, la donna che gli sta accanto ormai da trent'anni. <E' una persona che non sta bene>. E cade il palco. Il re nudo.

Silvio non si arrende, si dibatte, strepita contro lo specchio, si accinge ad un'impresa pari ad un'arrampicata di sesto grado (sugli specchi) per rimestare di nuovo tutto e capovolgere ogni cosa a suo favore. Esige, come se fosse un principio o un diritto divino, che ciascuno di noi accetti passivamente i suoi discorsi (e i suoi silenzi). Allestisce in casa una verità su cui pretende di avere il monopolio, senza contradditorio, domande, ricostruzioni di quegli stessi fatti che pure lui stesso non sa contraddire. Si raggomitola sul divano accogliente del salotto di Chi e ancora una volta ci propina questo suo intruglio di fantasie e mezze verità, frasi fatte e immagini al miele, non accorgendosi che paradossalmente si appresta a censurare dei "pettegolezzi" proprio dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori specializzato IN GOSSIP.

Intanto l'opinione pubblica vacilla, è sconcertata, si indigna, chiede risposte. Risposte che Berlusconi non può e non vuole dare. Ma continuare a mentire non lo trarrà d'impaccio. Soprattutto quando è un Paese intero a desiderare di sentire la verità uscire dalla bocca di chi lo governa.
La comunità internazionale fa eco e già prevede un prossimo declino di Berlusconi.

La cosa non è poi così impensabile: Berlusconi è ormai, come scrive Scalfari, un "capo di governo ricattabile e ricattato", rappresentante di "un sistema di potere esteso e colluso" (LaRepubblica 21 giugno 2009). E' quindi legittimo porsi il problema di uno sbocco politico che tenga conto delle norme che regolano il sistema, sulle quali è il Presidente della Repubblica a vigilare:

In caso di dimissioni del premier, anche se accompagnate dalla sua richiesta di scioglimento delle Camere, spetta al capo dello Stato di esaminare la possibilità che la maggioranza esistente esprima un altro premier o che si possa formare in Parlamento un'altra maggioranza. Solo nel caso che entrambe le possibilità si rivelino impraticabili, il capo dello Stato procede allo scioglimento. In tal caso è possibile che il Quirinale designi una figura istituzionale che conduca il paese alle urne. (Eugenio Scalfari, LaRepubblica 21 giugno 2009).

D'accordo. Ma resta comunque la domanda: si dimetterà Berlusconi? E soprattutto, cosa ci aspetta veramente nel DOPO,  come potrebbe essere un'Italia senza Berlusconi, un'Italia oltre lo specchio?
Veronica Lario qualche settimana fa ha detto una frase che potrebbe darcene un'idea: "Berlusconi insegue lo spirito di Napoleone, non è un dittatore. Il vero pericolo è che dopo di lui arrivi la dittatura, perchè la politica sta morendo".
La politica sta morendo. Non c'è dubbio: l'opinione pubblica lentamente scompare (fatta eccezione per gli ultimi recenti guizzi di vita), con un conseguente precipitoso declino civile, legale, morale ed economico. Ogni giorno in Parlamento o a livello locale, passano leggi liberticide e xenofobe. E intanto il vecchio imperatore lavora per il disastro che verrà dopo di sè. Si permette qualsiasi cosa, a partire dalla candidature di veline e accompagnatrici, perchè disprezza il proprio popolo fino all'inverosimile. Il popolo dal canto suo ormai è talmente saturo di tutta la situazione che ha preso a disprezzare perfino se stesso.
Se un tale atteggiamento di disgusto e spasmodica adorazione del capo si consolidasse, in un panorama in cui la democrazia è già da anni sottoposta ad un'enorme stress (in senso fisico-meccanico), ci si troverebbe di fronte a qualcosa di simile ad uno sfondamento culturale dell'intero sistema-paese, con l'aprirsi di una falla nel tessuto politico della Nazione, che diventerebbe ben presto una voragine, con conseguenze disastrose.

Si può contrastare tutto questo?

In primo luogo c'è bisogno di un'opposizione vera. Certo le ultime elezioni sembrano mostrare una vittoria schiacciante del centro-destra. In realtà, il quadro complessivo mostra un Paese tagliato trasversalmente a metà, e fortemente polarizzato tra due schieramenti. Certo, non un'Italia bipartitica, non ancora, ma sicuramente un'Italia bipolare. Eccolo il terreno favorevole su cui deve scendere in campo l'opposizione, seria, vera, alternativa e credibile.
I dati, è vero, non sembrano incoraggianti. Però. C'è un però. Guardiamoli con attenzione. Franceschini riscuote la fiducia del 75% degli elettori del Pd, nonchè del 59% degli elettori di IdV e del 50% degli elettori di RC-SL e dell'UdC. Non male.
L'elettorato del Pd dal canto suo continua ad essere frustrato e disincantato, è vero.
Ma c'è dell'altro. A Franceschini si guarda in generale con rispetto. Anche se è modesto, o forse proprio per questo (si sa, di questi tempi, la sobrietà è una perla rara). inoltre Franceschini non si maschera. Nè da Berlusconi nè da antiberlusconi. Parla in modo chiaro e comprensibile. Berlusconi stesso lo definisce uno che "funziona anche in tv". Infine è in grado di esprimersi anche senza altri leader a circondarlo, pronti a contraddirlo e ad alzare la voce.
DIrei che è incoraggiante come punto di partenza.

In secondo luogo ci siamo noi. Tutti noi. Siamo chiamati a difendere la democazia, in una battaglia di idee senza esclusione di colpi, moralismi, o giustizialismi. Si pensi al delicato rapporto che intercorre tra legge e consenso, tra legalità e democrazia. La democrazia, come è già stato detto nei post precedenti, non è soltanto consenso, come cerca di dimostrare il premier - anche se non può assolutamente prescinderne. Alla base essa ha un'insieme di regole senza le quali il consenso si trasforma in dispotismo e sovversione. Esso va quindi esercitato nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione (art.I).
E ovviamente il consenso non può essere usato come scudo o purificazione dalle leggi e dalle critiche di una minoranza legittimata.  Ecco perchè è improprio che Berlusconi si appelli al popolo, ignorando deliberatamente il nomos Basileus, il primato della legge come "unico sovrano".
Esattamente come quando il popolo si riuniva nelle piazze delle città dell'Attica, con i governanti al centro, visibili da tutti e non più chiusi negli antichi palazzi persiani.

E quando, come nel caso di Berlusconi, il passato imprenditoriale e la felicità personale diventano la base su cui costruire il proprio carisma politico, bisogna poter rendere conto di ogni cosa. Senza fuga nè vergogna, accettando e affrontando il contradditorio.
Se Berlusconi pensa di poter esorcizzare contraddizioni e critiche come pensa di esorcizzare la crisi in corso, gridando ottimismi al vento, questo è il sintomo ineluttabile del fatto che ormai è passato dall'altra parte dello specchio, perchè è pronto ad accettare una sola realtà, la sua realtà addomesticata.

Ma fuori c'è il mondo. Il mondo che Berlusconi non ha comprato. Il mondo dove l'ascendente del re non ha potere, ascendente che pure presto potrebbe capovolgersi, trasformarsi nel suo contrario. Come in uno specchio.

 
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Jun. 28th, 2009

Don Quijote de Portofino

Tratto dalla raccolta di racconti fantastici "Le avventure di Silvio e altri racconti".

C'era una volta, tanto tempo fa, una famiglia molto grande e molto potente. Tutti (o quasi) i suoi componenti vivevano felici e contenti nelle loro ville sparse per il Belpaese, circondati, consapevolmente o inconsapevolmente, da bellissime farfalle, eleganti e sinuose come un abito di Versace. La famiglia era guidata con amore e allegria dal Padre, benvoluto da tutti, e da tutte, per questo, chiamato Papi.
Accadde un giorno però che la famiglia si trovava in una delle sue ville più belle, villa Olivetta: questa villa era situata a Portofino e disponeva di un immenso parco, dove spesso Papi si intratteneva, solo o con i suoi ospiti. Ebbene, quel giorno, dalle grandi finestre della villa, si udì la voce di Papi, che gridava minacciosa dal giardino:
< Dài, colpiscimi, stupido. E' tutta questa la tua forza? Colpisci più forte, ancora più forte>.
Tutti pensarono a un ladro o ad una rissa con qualche malintenzionato, e accorsero immediatamente. La scena che si presentò davanti ai loro occhi li fece ammutolire.
Papi era lì, sul prato. Solo. Saltellava, arretrava, avanzava, scartava di lato e riprendeva posizione, con il braccio destro stretto a proteggere la mascella e il sinistro che si allungava veloce contro l'avversario. Che non c'era.

....

La favola continua. Si tratta di un racconto molto amato, che segue tutte le vicende di Papi e della sua famiglia e che verrà presto trasformato in un kolossal televisivo: BerluscOne. Narrerà la storia di un uomo grande, vincente, amato e celebrato. Senza limiti e senza nessuno che glieli imponga. La storia di una vita perfetta, del personaggio/eroe perfetto?
Forse. O forse no. Perchè fin dall'Antichità ci viene detto che ogni storia che si rispetti deve avere un protagonista e un antagonista che crei la difficoltà, il fattore scatenante che dà il via all'azione e permette che il protagonista possa dimostrare il suo valore risolvendo la difficoltà stessa, lungo il dipanarsi della trama.
La storia di Papi, invece, manca di tutto ciò. BerluscOne è TROPPO solo, TROPPO vincente, amato e celebrato. TROPPO. E' un eccesso in sè per sè.

E' vero: il livello di consenso di cui gode, gli impone di presentarsi come il rappresentante politico di tutti gli italiani Essere insomma il Presidente, di fatto, ancora prima di aver portato alla luce la nuova Costituzione-ombra, la cui essenza è l'unificazione dei poteri in un'unica figura. La stessa figura su cui è sagomata la Legge (intesa nel senso più ampio del termine) ad personam, il governo ad personam, l'Italia ad personam.* Ha un bel dire che lui, la Costituzione la segue alla lettera, la conosce a memoria, mentre intona il primo articolo, quello che dice che "la sovranità appartiene al popolo". E che quindi legittimerebbe l'istituzionalizzazione della deriva populista della sua politica.
Molto bene, niente da dire. La prima parte dell'articolo la sa. Ma la seconda? Perchè, Presidente, l'articolo 1 continua e dice che la sovranità, che appartiene al popolo, viene da esso esercitata "nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Per essere legittimamente riconosciuto, quindi, il potere della maggioranza deve esprimersi nella sua forma costituzionale, rispettando i limiti costituzionali, che definiscono l'area in cui il governo può rivendicare il suo diritto a governare in modo giusto e giustificato.

Ma non è tutto. Torniamo alla nostra storia.
Berlusconi non è certo il primo arrivato, nel mondo patinato e sgargiante dei media. Sa benissimo come confezionare una bella storia, avvincente, che tenga incollati allo schermo.
Non poteva dunque sfuggirgli questa lacuna nella trama che lo riguardava.
Ha bisogno di un nemico, ha bisogno di un pretesto per uscire da questa posizione da cui può agire solo in difensiva e lanciarsi all'attacco.
E ci ha provato varie volte: tramite leggi, decreti, dichiarazioni, perfino attacchi personali. Se ne ricordi uno per tutti, l'attacco alla presidente del collegio della magistrature, Nicoletta Gandus: il Premier la insulta, ne infanga credibilità e reputazione, pensando così di salvare le proprie di fronte al resto del mondo. Però la Gandus non gli dà soddisfazione: a partire dalla serena indipendenza che ha ispirato il giudizio sul caso Mills agli ultimi episodi che ha accolto con silenzio imperturbabile.
E il Premier si infuria ancora di più. Berlusconi vuole la rissa, si crogiola nel discorso pubblico che fa rumore e confonde le carte in tavola, e che gli permette di radicalizzare il suo consenso. Sa che il suo elettorato non ama le toghe e così ricerca disperatamente il conflitto con la magistratura, che gli permetta finalmente di ritornare a recitare la parte della vittima, dell'eroe torteggiato che porta a termine la legittima vendetta, o meglio, che ristabilisce l'equilibrio della giustizia.

Se la magistratura rispondesse, il Premier potrebbe fare tutto questo. Ma a quanto pare i magistrati lo ignorano, inflessibili e imperterriti, come i mulini a vento che si stagliano contro il cielo di Consuegra. Così il fantomatico conflitto con la magistratura vede in campo un solo combattente: Berlusconi.
Per evocare il pericolo ha bisogno di richiamare alla memoria dell'elettorato un episodio di quindici anni fa, il famoso avviso di garanzia per corruzione.
Ma è una traccia stantia, che non fa più presa su nessuno, e che appare ancora più sbiadita agli occhi dello scandolo che imperversa nonostante i suoi tentativi di repressione mediatica.
Intanto egli sente forse sgretolarglisi il terreno sotto ai piedi, invischiato in una battaglia che non gli permette di combattere dalla posizione che più gli si addice e incapace di trovare quella "fiera e inegual tenzone" che gli permetterebbe di riscattarsi agli occhi del mondo - o almeno di quel tratto di mondo che va da Villa Certosa a Palazzo Chigi.



*tornando al "caso Berlusconi", è proprio questo fatto che impedisce di considerare gossip l'intero accaduto: è stato infatti lo stesso Berlusconi a intrecciare in modo consapevole il suo futuro di leader politico "responsabile di fronte agli elettori" (ANSA, 23 novembre 1999, ore 15:17) e il suo passato di imprenditore di successo in un unico destino. Veniva così a sparire la già sottilissima linea che separava pubblico e privato nella sua vita. Allora non aveva tutti i torti, anzi, il suo intento era ben preciso ed estremamente strategico: il suo successo personale era garanzia e promessa di sviluppo del Paese, come i suoi soldi erano garanzia e promessa della sua politica. La ricchezza come certificato di infallibilità.



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